La scomparsa di Franco Baresi ha riportato l’attenzione sulla diagnosi del nodulo polmonare, condizione per la quale l’ex capitano del Milan e della Nazionale si era sottoposto a un intervento chirurgico l’anno precedente. La professoressa Giulia Veronesi, primario di Chirurgia Toracica presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinaria di Chirurgia Toracica all’Università Vita-Salute San Raffaele, ha chiarito che un nodulo polmonare non è di per sé causa di decesso, ma può essere associato a diverse patologie, a seconda che sia benigno o maligno.
La notizia della sua morte, avvenuta a Milano all’età di 66 anni, ha lasciato un vuoto nel mondo del calcio italiano e mondiale. Baresi, pilastro della Nazionale, aveva conquistato un secondo posto ai Mondiali del 1994, persi contro il Brasile ai rigori. La sua carriera con il Milan è stata costellata di successi, culminati con le Coppe dei Campioni vinte sotto la guida di Arrigo Sacchi prima e Fabio Capello poi. Baresi ha concluso la sua carriera nel 1997, dopo venti stagioni dall’esordio, e il Milan ha ritirato la sua maglia numero 6.
Il rito quotidiano e la generosità
Negli ultimi dieci anni, Baresi aveva un rito mattutino che lo vedeva frequentare, quasi ogni giorno, un bar a Milano, il Sigarettes&Coffee, situato tra viale Monte Rosa e via Previati, vicino alla fermata Amendola della metropolitana. Qui, insieme alla moglie, gustava una brioche integrale e un cappuccino speciale. Nonostante il locale fosse gestito da tifosi dell’Inter, Baresi si sentiva a casa. Domenico, l’unico barista milanista dello staff, era l’unico autorizzato a preparargli il cappuccino con il numero 6 disegnato sulla schiuma.
I titolari del bar, entrambi di nome Marco, lo descrivono come un uomo d’altri tempi, riservato ma disponibile. Baresi non si sottraeva mai a una foto, a un autografo o a una chiacchierata con i tifosi. Dal 2017, le sue abitudini erano rimaste invariate, e spesso si sedeva all’aperto. Nel quartiere, non lontano dalle torri di Citylife e dallo stadio di San Siro, Baresi era conosciuto anche per la sua generosità. Insieme alla moglie Maura, aiutava famiglie in difficoltà, regalando maglie e materiale del Milan, sempre con discrezione.
Tra i ricordi più toccanti, i titolari del bar menzionano un video in cui Baresi registrò personalmente gli auguri di compleanno per un tifoso schivo, frequentatore del bar e suo grande ammiratore. Questo gesto evidenziava la sua natura premurosa, in contrasto con la reticenza di molti giocatori attuali nel concedere un autografo. Lo scorso giugno, nel medesimo locale, Giuseppe Bergomi consegnò a Baresi la fiaccola che entrambi avevano portato come tedofori per la cerimonia di Milano-Cortina, un momento che ha unito due grandi rivali e amici del calcio italiano.
Gli inizi e la prima auto
Un aneddoto sulla vita di Baresi riguarda la sua prima automobile, una Volkswagen Golf, acquistata all’età di 19 anni. All’epoca, Baresi aveva appena vinto il suo primo scudetto, il decimo nella storia del club, e si era già affermato accanto a giocatori del calibro di Gianni Rivera e Albertino Bigon. Baresi stesso raccontò che il suo stipendio annuo era di 12 milioni di lire e il suo contratto non prevedeva un premio di 50 milioni per la vittoria dello scudetto.
Fu Rivera a intervenire, parlando con il presidente Felice Colombo, affinché Baresi ricevesse tale cifra. Il costo della sua prima auto era di 9 milioni di lire, quasi un anno di stipendio, ma i 50 milioni ricevuti per lo scudetto cambiarono significativamente i suoi conti. La Golf, una prima generazione disegnata da Giorgetto Giugiaro e lanciata nel 1974, gli offrì maggiore libertà. Nonostante non si sappia quale propulsore avesse, la Volkswagen Golf era un modello che aveva raggiunto il traguardo dei tre milioni di unità prodotte nel 1979, anno in cui fu introdotta anche la versione Cabriolet.
L’euforia dei primi successi fu presto seguita da momenti difficili per il Milan, che retrocesse in Serie B per due volte: la prima a causa dello scandalo calcioscommesse e la seconda per motivi sportivi. Nonostante le difficoltà del club, Baresi rimase fedele al Milan e nel 1982, a 22 anni, ne divenne capitano. Sotto la presidenza di Silvio Berlusconi, Baresi fu uno dei protagonisti del Milan dei record, una squadra che dominò in Italia e in Europa, vincendo numerose Coppe dei Campioni.
Source: gazzetta.it
